Stato patrimoniale abbreviato, semplificazioni da valutare

L’art. 2435-bis c.c. stabilisce una norma di favore per le imprese che non hanno emesso titoli negoziati nei mercati regolamentati, ovvero la facoltà di redigere il bilancio d’esercizio in forma abbreviata, qualora – nell’anno della costituzione, o per due periodi amministrativi consecutivi – non abbiano superato due dei seguenti parametri dimensionali: euro 4.400.000 di attivo patrimoniale, euro 8.800.000 di ricavi delle vendite di beni e delle prestazioni di servizi, e 50 unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio. Qualora l’impresa, in presenza dei predetti presupposti, intenda avvalersi del predetto diritto, può usufruire di diverse semplificazioni, la prima delle quali riguarda le immobilizzazioni: non è, infatti, previsto l’obbligo di indicazione, nella nota integrativa, della relativa movimentazione, bensì una diversa informativa nell’attivo patrimoniale, rappresentata dalla separata esposizione dell’importo complessivo degli ammortamenti e delle svalutazioni. Una seconda semplificazione riguarda i ratei e risconti, i quali possono essere inclusi nelle macroclassi dei crediti dell’attivo circolante – che possono comprendere anche quelli relativi ai versamenti ancora dovuti dai soci – e dei debiti, finendo per soggiacere alle medesime regole di esposizione in bilancio, ovvero con la distinzione in base alla esigibilità entro ed oltre l’esercizio successivo: ciò potrebbe, pertanto, comportare delle complicazioni di natura operativa, in quanto i ratei e risconti possono riferirsi soltanto parzialmente a quote di costi o di ricavi d competenza del seguente periodo amministrativo. Si pensi, ad esempio, al caso delle società che ha stipulato nel 2015 un contratto di leasing, versando un maxicanone iniziale: è evidente che il corrispondente risconto attivo è soltanto in minima parte riferibile ad un costo di competenza del 2016, con l’effetto che – in caso di adesione alla semplificazione e, quindi, accorpamento dei ratei e risconti nella macroclasse dei crediti – sarà necessario individuare ed esporre separatamente tale importo da quello relativo ai canoni di leasing di competenza dell’esercizio 2017 e successivi. Naturalmente, trattandosi di una mera facoltà, la società può tranquillamente adottare il criterio previsto per il bilancio ordinario, e mantenere i crediti e debiti separati dai ratei e risconti attivi e passivi.
Le altre principali semplificazioni riguardano essenzialmente la nota integrativa, con la possibilità di omettere una serie di informazioni, quali, ad esempio: la composizione dei costi capitalizzabili (impianto, ampliamento, ricerca sviluppo e pubblicità) e dei componenti straordinari; gli impegni non risultanti dallo stato patrimoniale; il prospetto analitico delle differenze temporanee civilistico-fiscali; i compensi spettanti ai componenti dell’organo di gestione e controllo.
A questo proposito, si rammenta che devono, in ogni caso, riportate le informazioni che, ancorchè possano essere formalmente omesse, sono necessarie per rispettare il c.d. quadro fedele, ovvero la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale-finanziaria e del risultato economico dell’esercizio.
Si segnala, infine, un’importante semplificazione, riguardante la redazione della relazione sulla gestione, per la quale è invocabile l’ipotesi dell’esonero, qualora – a norma dell’art. 2435-bis, co. 7, c.c. – siano indicate, nella nota integrativa al bilancio d’esercizio, le informazioni di cui all’art. 2428, co. 3, nn. 3) e 4), c.c., riguardanti le azioni proprie o quote delle controllanti possedute dalla società, nonché quelle acquistate o cedute nel corso del periodo amministrativo, con precisazione dei relativi motivi e corrispettivi.

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