Soggetti Ires, decrementi e riduzioni per la base Ace

L’art. 1 del D.L. n. 201/2011, così come attuato dal D.M. 14 marzo 2012, ha introdotto l’Aiuto alla crescita economica (c.d. Ace), ovvero una deduzione dal reddito d’impresa, pari al 4,50% nel 2015 (4,75% nel 2016), da applicarsi – nel caso dei soggetti Ires – all’incremento netto del capitale proprio esistente alla chiusura dell’esercizio in corso 31 dicembre 2010, ovvero senza computare l’eventuale utile di quel periodo amministrativo. In un precedente commento, ci siamo soffermati sulle varie tipologie di incrementi (conferimento in denaro, rinuncia del socio al proprio credito da finanziamento, ecc.): vediamo, ora, le operazioni suscettibili, invece, di restringere, o addirittura annullare, la base di calcolo Ace delle società di capitali. In termini generali, le rettifiche in diminuzione ai fini Ace sono rappresentate da decrementi effettivi di patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo (distribuzione di utili, riserve o capitale sociale), ai soci o partecipanti, nonché da riduzioni figurative derivanti da acquisti di partecipazioni in società controllate, aziende o rami di aziende. A differenza degli incrementi, le variazioni in diminuzione rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificate. Non comportano, invece, alcun riverbero le riduzioni per copertura di perdite, né il risultato economico negativo dell’esercizio 2015: nell’ipotesi di versamenti in denaro a copertura delle perdite, la detassazione spetta sull’intero ammontare apportato dai soci, assunto in base alla data dell’effettiva esecuzione, e non al netto della predetta perdita.
Sotto il profilo delle riduzioni figurative, l’art. 10, co. 2, del D.M. 14 marzo 2012 ha stabilito – al fine di evitare, soprattutto nell’ambito dei gruppi societari, gli effetti moltiplicativi del beneficio – che la predetta variazione netta in aumento, ovvero gli incrementi patrimoniali al netto delle riduzioni (effettive e figurative), deve essere ridotta di un importo pari ai conferimenti in denaro effettuati successivamente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 in favore di soggetti controllati ai sensi dell’art. 2359 c.c., sottoposti al controllo del medesimo controllante o divenuti controllati a seguito del conferimento stesso. La disposizione opera esclusivamente nei confronti del soggetto conferente, ed a prescindere dalla persistenza del rapporto di controllo, alla data di chiusura dell’esercizio.
La variazione in aumento che residua non ha, inoltre, effetto sino a concorrenza di alcuni importi, tra i quali i corrispettivi per l’acquisizione o l’incremento di partecipazioni in società controllate, ovvero l’acquisizione di aziende, già appartenenti ai predetti soggetti (c.d. trasferimenti infragruppo), nonché i conferimenti in denaro provenienti da non residenti, se controllati da residenti, oppure domiciliati in Stati o territori “black list”. Il medesimo criterio è applicato in presenza dell’incremento, rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010, dei crediti di finanziamento nei confronti dei suddetti soggetti.
In ogni caso, la variazione incrementativa netta è agevolabile nel limite del “patrimonio netto”, senza considerare la riserva per acquisto di azioni proprie, ed assumendo come utile d’esercizio quello “teorico”, ovvero che sarebbe emerso senza applicazione della deduzione Ace.

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