Semplificazioni Iva per il contribuente in regime forfetario

L’art. 1, co. 58-63, della Legge n. 190/2014 ha stabilito che il contribuente in regime forfettario è soggetto ad alcune particolari regole, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto: in primo luogo, non esercita la rivalsa dell’imposta di cui all’art. 18 del D.P.R. n. 633/1972, ovvero non applica l’Iva sulle proprie operazioni attive, esponendo in fattura la dicitura “Operazione in franchigia da Iva (art. 1, co. 58, lett. a), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190)”. Conseguentemente, nel caso di importi superiori ad euro 77,47 dovrebbe ritenersi applicabile l’imposta di bollo di euro 2,00 (Tabella B, art. 6, e Tariffa, Parte I, artt. 13 e 14, allegate al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642). L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nell’ipotesi in cui un soggetto che applica il regime forfetario emetta una fattura senza esercitare la rivalsa, e il corrispettivo venga incassato nell’anno successivo, quando il contribuente applica il regime ordinario, la fattura non deve essere integrata con l’Iva, in quanto – ai sensi dell’art. 6, co. 4, del D.P.R. n. 633/1972 – l’operazione s’intende comunque effettuata al momento dell’emissione della fattura, anche se diverso da quello in cui si considera posta in essere ai sensi dei precedenti co. 1 e 3 (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.1). Ad esempio, le fatture emesse da un forfetario nel 2016, e incassate nel 2017, non devono essere integrate con l’Iva anche se il soggetto, per scelta o disposizione di legge, è uscito da tale regime.
Il contribuente in regime forfetario non detrae l’Iva assolta, dovuta oppure addebitata sugli acquisti ai sensi gli artt. 19 e ss. del D.P.R. n. 633/1972, e non effettua cessioni intracomunitarie (art. 41, co. 2-bis, del D.L. n. 331/1993), ma operazioni interne senza applicazione dell’Iva, riportando in fattura la dicitura “Non costituisce cessione intracomunitaria ai sensi dell’art. 41, co. 2-bis, del D.L. 30 agosto 1991, n. 331”. Conseguentemente, il contribuente non è tenuto ad iscriversi al Vies, né a compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.2). Effettua, invece, acquisti intracomunitari, con obbligo di iscrizione al Vies, se nell’anno solare precedente – oppure durante quello di effettuazione dell’operazione – ha posto in essere acquisti intracomunitari per oltre euro 10.000, con l’effetto che deve integrare la fattura emessa dal fornitore comunitario, provvedere al relativo versamento dell’Iva – entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – e alla compilazione degli elenchi riepilogativi Intrastat. Diversamente, qualora la predetta soglia non sia superata, neppure nell’anno di effettuazione dell’operazione, non pone in essere operazioni intracomunitarie (art. 38, co. 5, lett. c), del D.L. n. 331/1993): al ricorrere di tale ipotesi, il fornitore comunitario è tenuto ad applicare l’Iva del proprio Stato, mentre il cessionario italiano forfetario non ha l’obbligo di iscriversi al Vies, né di compilare gli elenchi riepilogativi Intrastat, salva la possibilità per lo stesso di optare per l’applicazione dell’imposta in Italia anche prima del superamento del limite di euro 10.000.
Nel caso di prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti, o rese ai medesimi, il contribuente in regime forfetario applica gli artt. 7-ter e ss. del D.P.R. n. 633/1972. Conseguentemente, le prestazioni rese devono essere fatturate ai sensi dell’art. 21, co. 6-bis, del D.P.R. n. 633/1972: nel caso di prestazioni di servizi rese ad un committente, soggetto passivo, stabilito in un altro Stato comunitario, il prestatore forfetario deve emettere la fattura senza addebito dell’Iva, e compilare l’elenco Intrastat delle prestazioni di servizi rese. Le prestazioni ricevute comportano l’obbligo di integrazione della fattura, o l’emissione dell’autofattura, a norma dell’art. 17, co. 2, del D.P.R. n. 633/1972, e il versamento della corrispondente Iva, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Le importazioni, esportazioni ed operazioni assimilate rimangono, invece, soggette alle disposizioni del D.P.R. n. 633/1972: è, tuttavia, preclusa la possibilità di acquistare senza applicazione dell’Iva con dichiarazione d’intento ai sensi dell’art. 8, co. 1, lett. c), e 2, del D.P.R. n. 633/1972.
Il contribuente in regime forfetario è esonerato dal versamento dell’Iva e da tutti gli obblighi previsti dal D.P.R. n. 633/1972, ad eccezione di quelli di numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, certificazione dei corrispettivi e conservazione dei relativi documenti. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’adempimento della certificazione dei corrispettivi non è dovuto – per espressa previsione normativa, contenuta nell’art. 1, co. 59, della Legge n. 190/2014 – con riferimento alle attività esonerate ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. n. 696/1996, purchè ottemperino all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante l’annotazione in un apposito registro cronologico, effettuata con le modalità previste dall’art. 24 del D.P.R. n. 633/1972 (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.2, e R.M. n. 108/E/2009).
È, inoltre, previsto l’esonero dalla dichiarazione annuale Iva, dalla comunicazione “black list” e dallo spesometro (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.1): è obbligato, per le operazioni per le quali è debitore d’imposta (come nei casi di reverse charge previsti dall’art. 17 del D.P.R. n. 633/1972), ad emettere la fattura oppure integrarla – con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta – e a versare la corrispondente Iva entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Nel caso di passaggio dal regime ordinario a quello forfetario, deve effettuare la rettifica della detrazione (art. 19-bis.2 del D.P.R. n. 633/1972) nella dichiarazione dell’ultimo anno di applicazione del regime ordinario. A questo proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per effetto dell’ingresso nel regime forfetario, l’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati deve essere rettificata in un’unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi, ad eccezione dei beni ammortizzabili, compresi quelli immateriali, la cui rettifica deve essere effettuata soltanto qualora non siano ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione, ovvero dieci anni dalla data di acquisto o ultimazione se si tratta di fabbricati o loro porzioni (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.3). Ai fini della rettifica, è necessario predisporre un’apposita documentazione, nella quale indicare, per categorie omogenee, le quantità e i valori facenti parte del patrimonio aziendale, secondo le modalità illustrate dalla C.M. n. 328/1997 (C.M. 17/E/2012 e C.M. 73/E/2007). Nell’ipotesi di passaggio, anche per opzione, dal regime forfetario alle regole ordinarie è operata un’analoga rettifica della detrazione nella dichiarazione del primo anno di applicazione delle regoleordinarie.
Nell’ultima liquidazione relativa all’anno in cui è applicata l’Iva, deve computare anche l’Iva “per cassa non ancora esigibile” (artt. 6, co. 5, del D.P.R. n. 633/1972, e 32-bis del D.L. n. 83/2012), così come quella non ancora detraibile.
L’eccedenza detraibile emergente dalla dichiarazione presentata dai contribuenti che applicano il regime forfetario, relativa all’ultimo anno in cui l’Iva è applicata nei modi ordinari, può essere chiesta a rimborso oppure utilizzata in compensazione ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997: il diritto al rimborso di tale eccedenza non è subordinato alla sussistenza delle ordinarie condizioni previste dall’art. 30 del D.P.R. n. 633/1972, in quanto deriva dalla previsione di un ulteriore presupposto di rimborso introdotto dalla normativa sul regime forfetario, ferma restando l’applicabilità dell’art. 38-bis del D.P.R. n. 633/1972 (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.3).

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