Regime forfetario, nuovi limiti subito applicabili

L’accesso al regime forfetario (art. 1, co. 54-89, della Legge n. 190/2014) è riservato ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che rispettano le seguenti condizioni riferite all’anno precedente:
a)  hanno conseguito ricavi, o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori alla misura indicata nell’allegato n. 4 della Legge n. 190/2014 – così come sostituito dall’art. 1, co. 112, della Legge n. 208/2015 – diversa a seconda del codice Ateco dell’attività esercitata;
b)  hanno sostenuto spese per il lavoro non superiori ad euro 5.000;
c)  il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non ha superato euro 20.000.
Per quanto concerne il limite dei ricavi o compensi, oggetto del presente commento, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che – in virtù dell’incremento delle relative soglie, operato dal co. 112 dell’art. 1 della Legge n. 208/2015 – “la verifica dei limiti ai fini dell’accesso o della permanenza nel regime, a partire dal periodo d’imposta 2016, va fatta con riferimento ai nuovi valori in vigore dal 1° gennaio 2016. Ciò significa, ad esempio, che laddove un professionista in regime forfetario dal 1° gennaio 2015 abbia conseguito al 31 dicembre di quell’anno compensi per un ammontare complessivo di 18.000 euro (superiori al limite di 15.000 euro in vigore nel 2015), continua ad applicare il regime anche nel 2016, in quanto la soglia dei compensi percepiti nell’anno precedente è stata elevata a 30.000 euro” (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.2).
Ai fini del riscontro dell’osservanza dei predetti limiti, devono essere considerati esclusivamente i ricavi di cui agli artt. 57 e 85 del D.P.R. n. 917/1986 – soggetti al principio di competenza, compresi quelli relativi alle cessioni poste in essere con la Città del Vaticano e la Repubblica di San Marino (C.M. n. 6/E/2015, par. 9.4) – e i compensi di cui all’art. 54 del Tuir, rilevanti in base al criterio di cassa (C.M. n. 73/E/2007, par. 2.1), ragguagliati all’anno: conseguentemente, si deve tenere conto anche del valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore da attribuire in conformità alle disposizioni previste dall’art. 9, co. 3, del Tuir. Non devono, invece, essere considerati i ricavi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore di cui all’art. 62-bis del D.L. n. 331/1993: nel caso di esercizio contemporaneo di attività con codice Ateco differente, si assume il livello più elevato dei ricavi o compensi relativi alle diverse attività esercitate (art. 1, co. 55, della Legge n. 190/2014). Ad esempio, in presenza di esercizio contemporaneo di un’attività di commercio all’ingrosso – ricompresa nella divisione 45 dei codici Ateco 2007 – e di una di intermediario del commercio, rientrante nel Gruppo 46.1, il limite di ricavi annui è pari, a decorrere dal 2016, ad euro 50.000 (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.2).
Qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da un altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente a quello di riconoscimento del predetto beneficio, non deve essere superiore ai predetti limiti massimi di ricavi e compensi previsti per l’accesso al regime fiscale agevolato.
Si segnala, inoltre, che il superamento del corrispondente limite di ricavi o compensi – analogamente all’inosservanza di almeno uno degli altri requisiti di accesso (beni strumentali e costo del lavoro), ovvero al verificarsi di una causa di esclusione (regimi speciali, soggetti non residenti, cessione esclusiva o prevalente di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi e partecipazione a soggetti “trasparenti”, redditi di lavoro dipendente ed assimilati superiori ad euro 30.000) – non comporta l’immediata uscita dal nuovo regime forfettario. L’art. 1, co. 71, della Legge n. 190/2014 stabilisce, infatti, che il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo in cui viene meno una delle condizioni di accesso di cui al co. 54, oppure si verifica una delle cause di esclusione di cui al co. 57. In altri termini, con riguardo al superamento dei ricavi o compensi, non è, quindi, prevista la regola presente nei previgenti regimi agevolati delle nuove iniziative produttive (art. 13, co. 3, lett. b), della Legge n. 388/2000) e dei nuovi contribuenti minimi (artt. 27, co. 1 e 2, del D.L. n. 98/2011, e 1, co. 114, della Legge n. 244/2007), per effetto della quale era stabilita l’immediata l’uscita dal regime nel caso di “splafonamento” dei ricavi o compensi di oltre il 50% rispetto alla soglia di legge.
L’Agenzia delle Entrate ha, infine, chiarito che, per la verifica dell’eventuale superamento del limite, si deve tenere conto del regime contabile applicato nell’anno di riferimento: in altre parole, coloro che hanno operato in contabilità ordinaria devono calcolare l’ammontare dei ricavi conseguiti applicando il criterio di competenza, mentre chi, ad esempio, ha applicato il regime fiscale di vantaggio, deve utilizzare il criterio di cassa (C.M. n. 6/E/2015, par. 9.6).

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