Regime forfetario, cause di esclusione da verificare

L’art. 1, co. 57, della Legge n. 190/2014 stabilisce che l’accesso al regime forfetario è precluso alle persone fisiche che, nel periodo d’imposta di riferimento, si avvalgono dei regimi speciali Iva oppure di quelli forfetari di determinazione del reddito, come quello previsto dall’art. 56, co. 5, del D.P.R. n. 917/1986 per l’attività di allevamento di animali esercitata oltre i limiti di cui all’art. 32, co. 2, lett. b), del Tuir, oppure per le altre attività agricole (art. 56-bis, co. 2, del Tuir). La causa di esclusione, se riguarda un’attività produttiva di reddito di impresa o lavoro autonomo, impedisce l’accesso al regime anche con riguardo ad altre attività esercitate dal contribuente e non assoggettate ad un regime speciale (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.3.a): in virtù di tale principio, è, pertanto, possibile ritenere che l’adozione di un regime speciale per un’attività che genera reddito agricolo non preclude al contribuente di accedere al nuovo regime forfetario relativamente alle altre attività svolte non assoggettate ad un regime speciale (C.M. n. 7/E/2008, par. 2.2). L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, precisato che il regime forfetario è incompatibile con quello opzionale del c.d. Patent Box, ovvero di tassazione agevolata del reddito derivante dallo sfruttamento dei beni immateriali di cui all’art. 1, co. 37-45, della Legge n. 190/2014 (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.3.a).
Sono, inoltre, esclusi dal regime forfetario i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli residenti in Stati dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo con adeguato scambio di informazioni, che producono in Italia – nel periodo d’imposta di riferimento – almeno il 75% del reddito complessivo.
L’accesso è altresì precluso ai soggetti che, in via esclusiva o prevalente, effettuano – nel periodo d’imposta di riferimento – cessioni di fabbricati o porzioni degli stessi, di terreni edificabili di cui all’art. 10, co. 1, n. 8), del D.P.R. n. 663/1972 o di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 53, co. 1, del D.L. n. 331/1993.
L’ingresso nel regime forfetario non è neppure consentito agli esercenti attività d’impresa, arte o professione che, nel periodo d’imposta di riferimento, partecipano – contemporaneamente all’esercizio dell’attività – a società di persone oppure associazioni di cui all’art. 5 del D.P.R. n. 917/1986, oppure a s.r.l. “trasparenti” di cui all’art. 116 del Tuir (a prescindere dal fatto che la partecipazione sia detenuta come soggetto “imprenditore” o “privato”). Non costituisce, pertanto, motivo ostativo all’accesso al regime il possesso di una partecipazione in una società di capitali non trasparente, né l’esercizio dell’impresa familiare, né la collaborazione alla stessa, in quanto si tratta di un’impresa individuale, e non di una società od associazione, ancorchè sia disciplinata, ai fini delle imposte sui redditi, dall’art. 5, co. 4, del Tuir. Nel caso di possesso della partecipazione in una società di persone, o in una s.r.l. trasparente, l’accesso al regime forfetario è comunque consentito se la quota viene ceduta prima dell’inizio di una nuova attività che dà diritto all’accesso al regime forfetario: conseguentemente, nell’ipotesi di inizio di una nuova attività, è possibile accedere al regime anche qualora tale partecipazione venga ceduta nel corso dello stesso periodo d’imposta, ma prima dell’accesso al regime forfetario. Analogamente, non è preclusa l’applicazione del regime forfetario nell’eventualità in cui la partecipazione sia acquisita nel corso dello stesso periodo d’imposta, ma successivamente alla cessazione dell’attività per la quale il regime è stato applicato. Sul punto, si ricorda che, secondo l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, questa causa di esclusione si realizza ogni volta in cui, per il medesimo periodo d’imposta, il possesso della partecipazione comporta anche la titolarità del relativo reddito (R.M. n. 146/E/2009 e C.M. n. 17/E/2012): l’applicazione del regime di favore, in tale circostanza, comporterebbe, infatti, l’assoggettamento a due diversi regimi di tassazione di redditi appartenenti alla stessa categoria, d’impresa o di lavoro autonomo, conseguiti nello stesso periodo d’imposta. La causa di esclusione non opera se, in corso di applicazione del regime forfetario, il contribuente eredita una partecipazione societaria che viene ceduta entro la fine dell’esercizio, poiché, anche in questo caso, non ricorre l’assoggettamento a due diversi regimi di tassazione dei redditi appartenenti alla stessa categoria

Si ricorda, infine, che – per effetto di quanto stabilito dall’art. 1, co. 111, lett. b), della Legge n. 208/2015 – non possono applicare il regime forfetario i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente ed assimilato di cui agli artt. 49 e 50 del D.P.R. n. 917/1986, eccedenti l’importo di euro 30.000. La verifica di tale soglia è, invece, irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato. Conseguentemente, coloro che intendono applicare il regime forfetario nel 2016 non devono aver percepito nel 2015 redditi di lavoro dipendente o assimilato superiori ad euro 30.000: tale limite non opera se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente, sempre che nel medesimo anno non sia stato percepito un reddito di pensione, che – in quanto assimilato al reddito di lavoro dipendente – assume rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia. Quest’ultima assume, invece, rilevanza qualora, nello stesso anno, il contribuente abbia cessato il rapporto di lavoro dipendente, ma ne abbia intrapreso un nuovo, ancora in essere al 31 dicembre: ai fini della non applicabilità della causa di esclusione, rilevano esclusivamente le cessazioni del rapporto di lavoro intervenuta nell’anno precedente a quello di applicazione del regime forfetario (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.3.d-bis).

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