Modello 730, responsabilità per CAF e professionisti

L’attività di verifica della conformità effettuata sui dati della dichiarazione, compresi quelli già indicati nel modello precompilato, comporta, in capo al CAF e al professionista abilitato, l’assunzione delle responsabilità disciplinate dall’art. 39 del D.Lgs. n. 241/1997. A questo proposito, si ricorda che i CAF e i professionisti che rilasciano il visto di conformità infedele sono tenuti al pagamento, a favore dello stato o del diverso ente impositore di una somma pari all’ammontare dell’imposta, della sanzione del 30% e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, ai sensi dell’art. 36-ter del D.P.R. n. 600/1973 (controllo formale delle dichiarazioni). Si tratta, nello specifico, del regime sanzionatorio previsto dall’art. 13, co. 1, del D.Lgs. n. 471/1997, rubricato ai “Ritardati od omessi versamenti diretti”, a norma del quale chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile.
La relazione illustrativa al D.Lgs. 175/2014 ha altresì chiarito che l’obbligazione prevista dalla disposizione in capo al CAF o al professionista non ha natura tributaria, ma civilistica: le comunicazioni con le quali è richiesto al CAF o al professionista l’importo delle sanzioni previste in caso di rilascio di visto di conformità infedele, rappresentano titolo idoneo per la riscossione mediante ruolo di cui al D.P.R. n. 602/1973. Le eventuali controversie sono devolute alla giurisdizione tributaria.
È, tuttavia, previsto che la suddetta responsabilità del CAF o del professionista non si applica qualora il visto infedele sia stato ”indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente”: non opera, quindi, il regime di responsabilità in capo al professionista o al CAF, nella sola ipotesi in cui l’infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente. Pertanto, salvo il caso di una condotta dolosa del contribuente, è escluso che il CAF o il professionista possa rivalersi nei confronti dei contribuenti negli altri casi di visto di conformità infedele, in virtù del principio di definitività del rapporto tributario relativo alla medesima dichiarazione. Tale aggravio di responsabilità non interessa solo il caso della dichiarazione precompilata, ma riguarda anche l’ipotesi in cui il contribuente presenti la dichiarazione secondo le modalità ordinarie. Infatti, tale responsabilità è legata al visto di conformità che va apposto in ogni caso, sia che si tratti di dichiarazione precompilata che di dichiarazione ordinaria. A parziale manleva delle gravose responsabilità previste in capo ai CAF o professionisti (che cureranno la trasmissione delle dichiarazioni precompilate), l’art. 5, co. 3, ultimo periodo, del D.Lgs. n. 175/2014 stabilisce che resta fermo il controllo nei confronti del contribuente della sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto alle detrazioni, alle deduzione e alle agevolazioni. Sul punto, la C.M. n. 6/E/2015 hachiarito che, in caso di disconoscimento della detrazione/deduzione per assenza dei requisiti soggettivi, l’imposta, la sanzione e i relativi interessi saranno comunque richiesti al contribuente, anche in caso di presentazione della dichiarazione tramite CAF o professionista. In altri termini, il controllo della sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto alle detrazioni e deduzioni è sempre effettuata nei confronti del contribuente.
Si segnala, infine, che l’art. 6, co. 1, lett. b), del D.Lgs. n. 175/2014 stabilisce che, al di fuori dei suddetti casi di dolo o colpa grave del contribuente, il CAF o il professionista potrà evitare la responsabilità relativa all’imposta (e agli interessi) solo se, entro il 10 novembre dell’anno in cui la violazione è stata commessa, trasmette una dichiarazione rettificativa del contribuente, ovvero – se quest’ultimo non intende presentare la nuova dichiarazione – inoltra all’Agenzia delle Entrate una comunicazione dei dati relativi alla rettifica.

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