Le operazioni con l’esportatore abituale

L’art. 8, co. 1, lett. c), D.P.R. 633/1972 stabilisce che costituiscono operazioni all’esportazione, non imponibili ai fini Iva, le cessioni (anche tramite commissionari) di beni diversi dai fabbricati e dalle aree fabbricabili, e le prestazioni rese a soggetti che – avendo effettuato cessioni all’esportazione ed assimilate, od operazioni intracomunitarie (c.d. esportatori abituali) – si avvalgono della facoltà di acquistare, anche tramite commissionari, o importare beni e servizi senza pagamento dell’imposta. Le cessioni di immobili ed aree edificabili sono escluse dal predetto regime di favore anche qualora compiute in dipendenza di contratti di appalto o leasing finanziario (C.M. 145/E/1998), così come le operazioni relative a beni e servizi con Iva indetraibile ai sensi dell’art. 19 e ss. del predetto del Decreto Iva. L’orientamento dell’Amministrazione Finanziaria non è, peraltro, condiviso dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui non è, invece, sufficiente qualificare il contratto di leasing come traslativo per configurare una “cessione di bene immobile” sottratta alla applicazione dalla disciplina dell’esportatore abituale di cui all’art. 8, co. 1, lett. c), D.P.R. 633/1972, qualora le parti contraenti non abbiano previsto il trasferimento della proprietà del bene con efficacia vincolante alla scadenza del rapporto contrattuale di leasing (Cass. 23329/2013 e 1362/2000). Si consideri, inoltre, che la disciplina nazionale Iva include l’operazione di leasing tra le prestazioni di servizi (art. 3, co. 2, n. 1, D.P.R. 633/1972), e non tra le cessioni di beni – come, invece, richiesto per l’esclusione prescritta dall’art. 8, co. 1, lett. c), del Decreto Iva – anche ai fini della determinazione dei criteri di individuazione del presupposto territoriale dell’imposta.
L’art. 8, co. 2, D.P.R. 633/1972 prevede, inoltre, che le cessioni e prestazioni di cui alla suddetta lett. c) sono effettuate, senza pagamento dell’imposta, ai soggetti di cui alla lett. a), se residenti, ed a quelli che effettuano le vendite indicate dalla seguente lett. b), su loro dichiarazione scritta e sotto la propria responsabilità, nei limiti dell’ammontare complessivo dei corrispettivi delle cessioni di cui alle medesime lettere dagli stessi effettuate nel corso dell’anno solare precedente (c.d. plafond fisso su base annuale). La medesima disposizione riconosce, tuttavia, a tali soggetti la possibilità di assumere, in ogni mese, come soglia di riferimento – per gli acquisti di beni e servizi senza applicazione dell’imposta – l’ammontare dei corrispettivi delle predette operazioni con l’estero poste in essere nei dodici mesi precedenti (c.d. plafond mobile su base mensile).
La disciplina in parola deve essere applicata tenendo, inoltre, conto della previsione contenuta nell’art. 2, co. 2, Legge 28/1997, che ha introdotto il riferimento alle operazioni registrate, ai sensi dell’art. 23, D.P.R. 633/1972, per l’anno solare precedente: conseguentemente, rilevano anche gli eventuali acconti già fatturati e registrati, ancorchè l’operazione non sia stata ancora definitivamente conclusa. Fermo restando, come ricordato dall’Amministrazione Finanziaria, l’obbligo del contribuente di documentare, nel caso delle esportazioni, l’avvenuta uscita del bene dal territorio comunitario (C.M. 145/E/1998): diversamente, si configurerebbe una riduzione del plafond disponibile, e l’eventuale necessità di procedere alla regolarizzazione nell’ipotesi di acquisti senza applicazione dell’imposta in misura eccedente tale limite.
 

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