Iva, modalità di compilazione della comunicazione annuale

Il soggetto passivo dell’imposta sul valore aggiunto formalmente obbligato alla presentazione della comunicazione annuale dei dati Iva (art. 8-bis del D.P.R. n. 322/1998), qualora non possa invocare una specifica causa di esonero, deve procedere all’adempimento entro il 29 febbraio 2016. In particolare, deve utilizzare lo specifico modello approvato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 15 gennaio 2016, n. 7765, riportando, nel rigo CD1, campo 1, l’ammontare complessivo delle operazioni attive (cessioni di beni e prestazioni di servizi), al netto dell’Iva, interne, intracomunitarie e di esportazione, effettuate nell’anno solare 2015, comprese quelle ad esigibilità differita (artt. 6, co. 5, del D.P.R. n. 633/1972, e 32-bis del D.L. n. 83/2012), rilevanti ai fini Iva (imponibili, non imponibili ed esenti), annotate nel registro delle fatture emesse oppure in quello dei corrispettivi, o comunque soggette a registrazione, ad esclusione di quelle esenti per le quali il contribuente abbia optato per la dispensa degli adempimenti, ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 633/1972. Devono essere considerate anche le operazioni per le quali in fattura non è stata addebitata l’Iva per effetto dell’applicazione del reverse charge (cessioni di rottami, prestazioni di subappalto in edilizia, cessioni di immobili abitativi e strumentali soggetti ad Iva per opzione, ecc.), in quanto dovuta dal cessionario o committente soggetto passivo dell’imposta. Nel caso di cessione di beni usati, con applicazione del regime del margine di cui al D.L. n. 41/1995, deve essere indicato l’ammontare complessivo dei relativi corrispettivi: non devono, invece, essere considerate le autofatture emesse ai sensi dell’art. 17, co. 2, del D.P.R. n. 633/1972, annotate nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi, la cui imposta confluisce nel rigo CD4. In tale campo, devono, inoltre, essere incluse le operazioni non rientranti nell’ambito di applicazione dell’Iva per carenza del presupposto territoriale di cui agli artt. da 7 a 7-septies del D.P.R. n. 633/1972, per le quali dal 1° gennaio 2013 è obbligatoria l’emissione della fattura (art. 21, co. 6-bis, del D.P.R. n. 633/1972). Nel campo 1, deve essere compreso anche l’imponibile delle operazioni effettuate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, mediante applicazione dell’art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972 (c.d. split payment). I contribuenti che usufruiscono di una riduzione della base imponibile (editori) devono indicare l’imponibile delle operazioni già al netto della riduzione spettante.
Nel rigo CD1, campo 2, deve, invece, essere esposto l’importo delle operazioni non imponibili già comprese nel precedente campo 1, come le esportazioni e le operazioni ad esse assimilate (artt. 8, co. 1, lett. a) e b), 8-bis e 9 del D.P.R. n. 633/1972) che possono concorrere alla formazione del plafond Iva di cui all’art. 2, co. 2, della Legge n. 28/1997 – comprese quelle effettuate nei confronti di operatori residenti nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano (art. 71 del D.P.R. n. 633/1972) – nonché le cessioni effettuate nei confronti degli esportatori abituali, ai sensi dell’art. 8, co. 1, lett. c), del D.P.R. n. 633/1972, ed altre non qualificate come non imponibili (ad esempio, quelle rientranti nel regime del margine di cui al D.L. n. 41/1995, per la parte non imponibile, come nel caso dei beni usati). Non devono, invece, essere indicate le cessioni intracomunitarie, in quanto già da riportare nel successivo campo 4.
Nel rigo CD1, campo 3, deve essere indicata la somma delle operazioni esenti di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972, già comprese nel precedente campo 1: il rigo CD1, campo 4, è destinato all’indicazione dell’ammontare delle cessioni intracomunitarie di beni già incluse nel precedente campo 1, annotate nel registro delle fatture emesse oppure in quello dei corrispettivi (artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972). Non devono, invece, essere ricompresi gli acquisti intracomunitari, ancorchè siano rilevati nei predetti registri.
Nel rigo CD1, campo 5, deve essere rappresentato l’importo delle cessioni di beni strumentali già comprese nei campi precedenti, mentre gli acquisti della medesima natura devono essere indicati nel rigo CD2, campo 5. Si tratta dei beni strumentali ammortizzabili, materiali e non, indicati dagli artt. 102 e 103 del D.P.R. n. 917/1986 – compresi quelli di costo unitario non superiore ad euro 516,46 e quelli riscattati nell’ambito di un contratto di leasing – e di quelli strumentali non ammortizzabili, come i terreni acquistati oppure altri cespiti acquisiti mediante contratti di leasing, locazione, usufrutto o di altro tipo a titolo oneroso.
Nel rigo CD2, campo 1, deve essere riportata la somma degli acquisti (interni ed intracomunitari) e delle importazioni rilevanti ai fini Iva – al netto dell’imposta, ancorchè indetraibile – compresi quelli ad esigibilità differita (artt. 6, co. 5, del D.P.R. n. 633/1972, e 32-bis del D.L. n. 83/2012), relativi a beni e servizi, risultanti dalle fatture e dalle bollette doganali di importazione annotate o soggette a registrazione nell’anno 2015 sul registro degli acquisti. Ad esempio, devono essere indicati gli acquisti intracomunitari di beni, quelli rientranti nel regime del margine, così come le autofatture emesse in relazione ad operazioni con soggetti non residenti (art. 17, co. 2, del D.P.R. n. 633/1972), i servizi comunitari ricevuti – per effetto dei quali il soggetto passivo italiano ha integrato la fattura del prestatore comunitario soggetto passivo Iva – e gli acquisti di rottami.
Nel rigo CD2, campo 2, deve essere esposto l’ammontare degli acquisti non imponibili già compresi nel precedente campo 1, come quelli “interni” e le operazioni effettuati senza pagamento dell’imposta mediante utilizzo del plafond Iva di cui all’art. 2, co. 2, della Legge n. 28/1997, nonché quelli “interni” oggettivamente non imponibili, effettuati senza utilizzo del plafond. Non devono, invece, essere indicati gli acquisti intracomunitari non imponibili, in quanto da esporre nel successivo campo 4.
Nel rigo CD2, campo 3, deve essere indicato l’importo già incluso nel precedente campo 1 degli acquisti “interni” esenti, delle importazioni non soggette ad Iva di cui all’art. 68 del D.P.R. n. 633/1972 – ad eccezione della lett. a) – e di quelle di oro da investimento. Non devono, invece, essere riportati gli acquisti intracomunitari esenti (art. 42, co. 1, del D.L. n. 331/1993), poiché devono essere inclusi nel successivo campo 4. Quest’ultimo accoglie, infatti, l’importo degli acquisti intracomunitari di beni già inclusi nel precedente campo 1, compresi quelli non imponibili di cui all’art. 42, co. 1, del D.L. n. 331/1993 – inclusi quelli effettuati senza pagamento dell’imposta con utilizzo del plafond Iva – e quelli non imponibili ai sensi dell’art. 40, co. 2, del D.L. n. 331/1993 (triangolazione comunitaria con intervento dell’operatore nazionale in qualità di promotore ovvero cessionario-cedente).
Nel rigo CD3, deve essere riportata la base imponibile e l’Iva delle importazioni senza il pagamento dell’imposta in dogana, come quelle relative a materiale d’oro, prodotti semilavorati in oro ed argento puro, nonchè rottami ed altri materiali di recupero di cui all’art. 74, co. 7 e 8, del D.P.R. n. 633/1972 – già comprese nel rigo CD2, campo 1 – per le quali l’Iva è assolta mediante contemporanea annotazione nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972 ed in quello degli acquisti (art. 25 del D.P.R. n. 633/1972).
Nei righi CD4, CD5 e CD6, deve essere, infine, esposta l’Iva esigibile, detratta e dovuta, così come emergente dalle liquidazioni periodiche dell’anno 2015, senza considerare le operazioni di rettifica e conguaglio.
In caso di omissione della comunicazione annuale, nonché per l’invio della stessa con dati incompleti o non veritieri, si applicano – a norma dell’art. 8-bis, co. 6, del D.P.R. n. 322/1998 – le disposizioni previste dall’art. 11 del D.Lgs. n. 471/1997: il contribuente è, pertanto, assoggettato alle sanzioni amministrative contemplate per le violazioni di natura formale, da un minimo di euro 250 ad un massimo di euro 2.000. In altri termini, trattandosi di una mera comunicazione, e non di una dichiarazione, non sono applicabili le sanzioni previste in caso di omessa od infedele dichiarazione, né l’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997). Si rammenta, inoltre, che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli errori commessi nella comunicazione annuale dei dati Iva devono essere corretti in sede di dichiarazione annuale Iva, “non essendo prevista la possibilità di rettificare o integrare una comunicazione già presentata” (C.M. n. 6/E/2002, par. 11.1).

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