I soggetti legittimati a rilasciare il visto di conformità

A norma dell’art. 35, co. 3, del D.Lgs. n. 241/1997, i professionisti che possono apporre il visto di conformità sono esclusivamente gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, nell’albo dei consulenti del lavoro e nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi alla data del 30 settembre 1993, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria.
La C.M. n. 7/E/2015 ha ribadito che l’attività di assistenza fiscale e di apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione 730 è riservata soltanto agli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili e agli iscritti nell’Albo dei consulenti del lavoro. Restano esclusi, quindi, i soggetti iscritti nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi alla data del 30 settembre 1993, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria. Tale esclusione, ai limitati fini del rilascio del visto di conformità sui modelli 730, è giustificata dal fatto che gli artt. 3-bis, co. 10, e 7-quinquies, del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, hanno esteso soltanto agli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell’Albo dei consulenti del lavoro l’attività di assistenza fiscale nei confronti dei contribuenti non titolari di reddito autonomo e di impresa di cui all’art. 34, co. 4, D.Lgs. n. 241/1997. Tali soggetti potranno continuare a rilasciare il visto di conformità in relazione ai modelli Unico, Irap e Iva, per la compensazione nel modello F24 dei crediti tributari di importo superiore ad euro 15.000 ovvero per il rimborso dei crediti IVA annuali o trimestrali superiori a tale soglia.
Sotto il profilo degli adempimenti propedeutici a carico dei professionisti, l’art. 21 del D.M. n. 164/1999 disciplina l’esercizio del rilascio del visto di conformità, precisando che, per esercitare detta attività, i professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni sono tenuti alla presentazione, alla Direzione regionale territorialmente competente in ragione del domicilio fiscale, di una preventiva comunicazione contenente l’indicazione dei dati personali e dei luoghi dove è esercitata l’attività. In particolare, è necessario indicare le seguenti informazioni: i dati anagrafici, i requisiti professionali, il codice fiscale e la partita Iva; il domicilio e gli altri luoghi ove viene esercitata l’attività professionale; la denominazione o ragione sociale e i dati anagrafici dei soci e dei componenti il consiglio di amministrazione e, ove previsto, del collegio sindacale, delle società di servizi delle quali il professionista intende avvalersi per lo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale, con l’indicazione delle specifiche attività da affidare alle stesse.
Alla predetta comunicazione preventiva, che può essere consegnata a mano o spedita mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, ovvero inviata tramite PEC, devono essere allegati la copia integrale della polizza assicurativa di cui all’art. 22 del D.M. n. 164/1999, la dichiarazione relativa all’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine di appartenenza e al possesso dei seguenti requisiti previsti dall’art. 8, co. 1, del D.M. n. 164/1999:
·   non aver riportato condanne, anche non definitive, o sentenze emesse ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale per reati finanziari;
·    non aver procedimenti penali pendenti nella fase del giudizio per reati finanziari;
·    non aver commesso violazioni gravi e ripetute, per loro natura ed entità, alle disposizioni in materia contributiva e tributaria;
·   non trovarsi in una delle condizioni penalmente rilevanti che escludono la possibilità di candidarsi alle elezioni regionali, provinciali, comunali, previste dall’art. 15, co. 1, della Legge 19 marzo 1990, n. 55;
·    non aver fatto parte di società per le quali è stato emesso un provvedimento di revoca ai sensi dell’art. 39, co. 4, del D.Lgs. n. 241/1997, nei cinque anni precedenti.
Le predette dichiarazioni, possesso dei requisiti morali richiesti e non sussistenza di provvedimenti di sospensione all’ordine di appartenenza, dovranno essere rese dal professionista, ai sensi degli art. 46 e 47, D.P.R. n. 445/2000, allegando la fotocopia di un documento d’identità del sottoscrittore.
Condizione necessaria per poter rilasciare il visto di conformità sulle dichiarazioni dei redditi è che il professionista abbia ottenuto, dall’Agenzia delle Entrate, l’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali (art. 3, co. 3, del D.P.R. n. 322/1998). Sul punto, la C.M. n. 7/E/2015 ha precisato che l’aver presentato l’istanza ai fini dell’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni non libera comunque il professionista dall’obbligo di invio alla DRE della comunicazione preventiva e della documentazione allegata: l’abilitazione alla trasmissione telematica delle dichiarazioni costituisce, infatti, soltanto uno dei requisiti necessari per effettuare la richiesta di abilitazione all’apposizione del visto di conformità.
Il professionista è abilitato al rilascio del visto di conformità dalla data di presentazione della predetta comunicazione preventiva e, pertanto, a decorrere da quella data può prestare assistenza fiscale, ferma restando la verifica da parte della Direzione regionale della sussistenza di tutti i presupposti richiesti dalla norma: qualora vengano riscontrate delle carenze o irregolarità nella documentazione inviata, il professionista verrà informato dalla Direzione regionale competente, al fine di integrare o regolarizzare la comunicazione.

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