Forfetari, consistenza dei cespiti da verificare

L’accesso al regime forfetario è riservato ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, per i quali, tra l’altro, nell’anno precedente, il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non ha superato euro 20.000 (art. 1, co. 54, lett. c), della Legge n. 190/2014).
Ai fini dell’accertamento del possesso di tale requisito, devono essere osservati i seguenti criteri:
·   non rilevano gli immobili, comunque acquisiti (proprietà, locazione, ecc.), utilizzati nell’esercizio dell’attività di impresa, arte o professione, e neppure i cespiti di costo unitario non superiore ad euro 516,46 (artt. 102, co. 5, e 54, co. 2, secondo periodo, del Tuir);
·    per i beni in locazione finanziaria, deve essere considerato il costo fiscale del cespite in capo al concedente;
·    nel caso di beni detenuti in base ad un contratto di leasing operativo, noleggio o comodato, deve essere assunto il valore normale, individuato ai sensi dell’art. 9 del D.P.R. n. 917/1986;
·   i beni detenuti in regime di impresa, arte o professione, utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione o per l’uso personale o familiare del contribuente, devono essere computati parzialmente, nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo e da eventuali diverse percentuali di deducibilità contenute nel Tuir (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.2.c). In tale sede, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che “si presumono, comunque, ad uso promiscuo tutti i beni a deducibilità limitata indicati negli artt. 164 e 102, co. 9, del Tuir (ad esempio, autovetture, autocaravan, ciclomotori, motocicli e telefonia) per i quali, tuttavia, non devono essere presi a riferimento i limiti di deducibilità previsti dai suddetti articoli”.
La C.M. n. 6/E/2015, ha, inoltre, fornito alcuni ulteriori chiarimenti: il costo dei beni deve essere assunto nella configurazione ordinariamente rilevante ai fini dell’Iva, circoscritta alla base imponibile, anche qualora non sia stata esercitata la detrazione dell’imposta. Rileva, pertanto, il corrispettivo delle operazioni di acquisto effettuate ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972 (C.M. n. 13/E/2008). Conseguentemente, sia nella fase di accesso al regime forfetario che durante la sua applicazione, il rispetto del limite degli acquisti di beni strumentali deve essere verificato con riguardo al costo sostenuto al netto dell’Iva, anche se l’imposta non è stata detratta.
Non devono essere computati i costi per elementi immateriali e le spese relative a più esercizi (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.2.c). L’Amministrazione Finanziaria ritiene, pertanto, applicabile l’orientamento contenuto nella C.M. n. 7/E/2008, secondo cui il riferimento della norma alla nozione di “strumentalità” dei beni induce a ritenere che non debbano essere presi in considerazione taluni costi riferibili ad attività immateriali, come quello sostenuto per l’avviamento o altri elementi immateriali comunque riferibili all’attività, che non si caratterizzano per il loro concretoutilizzo nell’ambito dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Questa precisazione non riguarda i beni immateriali ammortizzabili che rientrano nella locuzione normativa di “beni strumentali”, bensì l’avviamento e le spese relative a più esercizi, che non sono qualificabili come “beni” utilizzabili nell’esercizio dell’attività (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.2.c).

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