Deduzione Ace, soggetti interessati da verificare

L’art. 1 del D.L. n. 201/2011, così come attuato dal D.M. 14 marzo 2012, riconosce la possibilità di beneficiare, anche nel modello Unico 2016, della deduzione dal reddito d’impresa, a titolo di Aiuto alla Crescita Economica, pari al 4,50% annuo degli incrementi patrimoniali dei soggetti Ires o del patrimonio netto contabile dei contribuenti Irpef. L’accesso a tale agevolazione non riguarda indistintamente tutti i soggetti imprenditori, ma soltanto alcuni tassativamente indicati, come le s.p.a., s.r.l., s.a.p.a., società cooperative e di mutua assicurazione, europee di cui al Regolamento n. 2157/2001/CE e cooperative europee previste dal Regolamento n. 1435/2003/CE, residenti nel territorio dello Stato (art. 73, co. 1, lett. a), del D.P.R. n. 917/1986). Il medesimo beneficio è riconosciuto agli enti pubblici e privati diversi dalle società, i trust, residenti in Italia, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, così come alle società ed enti commerciali di cui all’art. 73, co. 1, lett. d), del Tuir, non residenti nel territorio dello Stato, qualora dispongano nello stesso di una stabile organizzazione: lo stesso dicasi per le s.n.c., s.a.s. e gli imprenditori individuali in contabilità ordinaria, per natura od opzione.
Conseguentemente, non possono accedere al beneficio Ace gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato, non commerciali (art. 73, co. 1, lett. c), del Tuir), le società di persone e gli imprenditori individuali in contabilità semplificata, e gli esercenti attività di lavoro autonomo: la medesima esclusione opera anche rispetto ai soggetti falliti, a partire dall’inizio dell’esercizio della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. Non viene, invece, formulato alcun riferimento al concordato preventivo, anch’esso procedura concorsuale, né all’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis del R.D. n. 267/1942. La circostanza in parola appare implicitamente giustificata dalla relazione al D.M. 14 marzo 2012, nella parte in cui si chiarisce che soddisfano il presupposto soggettivo dell’Ace i contribuenti che determinano il reddito secondo i criteri ordinari, e sono caratterizzati dalla continuità aziendale. Questi due requisiti pongono, tuttavia, alcuni dubbi interpretativi, in quanto spesso l’impresa in concordato preventivo, oppure interessata da un accordo di ristrutturazione dei debiti, si trova già in una fase liquidatoria e, quindi, priva di continuità aziendale, nonché soggetta – ai fini della determinazione del reddito – alle disposizioni speciali di cui all’art. 182 del D.P.R. n. 917/1986. Diversamente, nel caso di concordato preventivo di cui all’art. 186-bis L. fall., od accordo di ristrutturazione dei debiti, avente natura conservativa (dilatoria o remissoria), risulterebbero soddisfatti entrambi i requisiti indicati dalla relazione al Decreto attuativo, facendo, quindi, ritenere sussistente il presupposto soggettivo.
Si segnala, infine, un vuoto normativo riguardante le società partecipanti ad un’operazione straordinaria: in realtà, si tratta di una lacuna “consapevole”, così come desumibile dalla relazione al D.M. 14 marzo 2012, in quanto si afferma l’applicabilità, con riferimento a tali soggetti, dei principi generali stabiliti dall’ordinamento per tali atti di riorganizzazione.

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