Bilancio 2015, valutazione delle rimanenze di magazzino

L’art. 2426, n. 9), c.c. stabilisce che le rimanenze di beni fungibili sono valutate al minore tra il costo di acquisto o produzione ed il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Il costo dei beni unici è assunto in forma specifica, mentre nel caso di quelli fungibili sono ammessi tre metodi (art. 2426, n. 10), c.c.): media ponderata, Lifo e Fifo. Qualora il valore ottenuto con uno dei predetti metodi dovesse differire, in misura apprezzabile, dai costi correnti risultanti alla chiusura dell’esercizio, la differenza deve essere indicata in nota integrativa, per categoria di beni. In sede di valutazione delle rimanenze finali, è altresì necessario accertare l’eventuale sussistenza di oneri finanziari capitalizzabili, potendo al contempo sfuggire all’applicazione del regime fiscale di limitazione della deducibilità di cui all’art. 96 del D.P.R. n. 917/1986. È il caso, ad esempio, degli interessi passivi derivanti da un finanziamento contratto con riferimento al processo produttivo di un particolare bene, che potrà essere commercializzato soltanto dopo il decorso di un periodo non breve, talvolta anche di anni, come nel caso del brandy, soggetto ad invecchiamento (Oic 13, par. 41). La capitalizzazione degli oneri finanziari non può, tuttavia, determinare un costo complessivo delle rimanenze eccedente il loro presumibile valore netto di realizzo, e deve essere adeguatamente illustrata nella nota integrativa al bilancio d’esercizio, anche se redatto in forma abbreviata.
Il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato – da porre a confronto con il costo individuate in base ai suddetti criteri – è, invece, rappresentato dal costo di sostituzione, con riferimento alle materie prime e sussidiarie, ai semilavorati d’acquisto, necessari alla fabbricazione di prodotti finiti, ovvero al valore netto di realizzo, nel caso di merci, prodotti finiti, semilavorati di produzione e prodotti in corso di lavorazione.
Nel caso in cui il costo sia superiore al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, è necessario svalutare il magazzino, sino a concorrenza del valore di mercato, mediante imputazione a conto economico, in corrispondenza delle voci di riferimento, ovvero A)2) “Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e fini”, e B)11) “Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci”: tale minor valore non può essere mantenuto, se vengono meno i motivi della rettifica effettuata.
Il redattore del bilancio deve, infine, verificare la continuità del criterio di valutazione rispetto al precedente esercizio. La modifica del criterio di valutazione delle rimanenze è, infatti, ammessa soltanto in casi eccezionali, motivati nella nota integrativa, con l’indicazione dell’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale-finanziaria e del risultato economico dell’esercizio: gli effetti del cambiamento devono essere imputati al conto economico, tra i proventi e gli oneri straordinari.

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