Bilancio 2015, valutazione delle commesse

La disciplina civilistica riguardante i lavori in corso su ordinazione, non effettua alcuna distinzione, ai fini della valutazione di bilancio, in base all’estensione temporale della commessa, riconoscendo la facoltà del redattore di derogare al criterio generale del costo, optando per quello del corrispettivo contrattuale maturato con ragionevole certezza (art. 2426, co. 1, n. 11, c.c.). Si pone, pertanto, l’alternativa tra il criterio della commessa completata e quello della percentuale di completamento: lo standard contabile nazionale Oic 23 accorda preferenza a quest’ultimo, poiché la valutazione secondo lo stato di avanzamento dei lavori è maggiormente conforme ai principi di redazione del bilancio d’esercizio, ed in particolare a quello di competenza, in quanto riconosce l’utile della commessa coerentemente con l’evoluzione dell’opera.
L’adozione del metodo della percentuale di completamento è, tuttavia, subordinata alla preventiva e congiunta sussistenza di alcune specifiche condizioni:
·    esiste un contratto vincolante per le parti, che definisce chiaramente le obbligazioni, e soprattutto il diritto al corrispettivo dell’esecutore dei lavori;
·    le opere sono, per contratto, specifiche per il cliente, e con l’avanzamento del lavoro riflettono progressivamente le caratteristiche tecniche richieste dallo stesso;
·   è possibile effettuare previsioni ragionevoli ed attendibili dei ricavi e dei costi di commessa in base allo stato d’avanzamento, in correlazione a stime dei ricavi e dei costi della commessa da sostenere;
·   i costi ed i ricavi riferibili alla commessa possono essere identificati e misurati in modo attendibile, nonché confrontati con quelli precedentemente stimati;
·    non sono presenti situazioni di aleatorietà connesse a condizioni contrattuali o fattori esterni di tale entità da rendere le stime relative al contratto dubbie ed inattendibili, ovvero da non consentire di formulare ragionevoli previsioni sul risultato finale della commessa, incluse quelle riguardanti le capacità dei contraenti di far fronte alle proprie obbligazioni.
Al ricorrere di tali requisiti, è possibile valutare i lavori in corso su ordinazione secondo il criterio della percentuale di completamento, determinabile in base a modalità alternative:
·    cost to cost (la più diffusa), ovvero in misura pari al rapporto tra i costi effettivi ad una certa data e quelli complessivamente stimati;
·    ore realmente lavorate, rispetto a quelle previste, nel caso in cui la commessa si caratterizzi per la prevalenza del fattore umano;
·    unità consegnate, fondato sul rapporto tra le unità prodotte ed il totale di quelle da produrre contrattualmente;
·    misurazioni fisiche, per effetto del quale le quantità prodotte sono valutate ai prezzi contrattuali.
Il criterio della commessa completata privilegia, invece, una valutazione al costo – ovvero al valore di mercato, se inferiore (art. 2426, n. 9), c.c.) – rinviando, quindi, la rilevazione dei ricavi e del margine dai lavori all’esercizio di completamento e consegna degli stessi. Sul punto, si consideri, tuttavia, che – per effetto dell’abrogazione del co. 5 dell’art. 93 del D.P.R. n. 917/1986, operata dall’art. 1, co. 70, della Legge 296/2006 – tale metodologia non è più riconosciuta dalla disciplina fiscale delle commesse pluriennali, a differenza di quella riguardante i lavori su ordinazione di durata infrannuale, stabilita dall’art. 92, co. 6, del Tuir, che prevede la valutazione in base alle spese sostenute nel corso dell’esercizio. In particolare, la normativa dell’Ires ammette esclusivamente la valutazione delle commesse pluriennali sulla base dei corrispettivi pattuiti e non ancora liquidati in modo definitivo: in altri termini, deve essere applicato il metodo civilistico della percentuale di completamento.
Il criterio di valutazione prescelto deve essere applicato a tutte le commesse iscritte in bilancio – salvo il caso in cui vengano meno le condizioni, rispetto ad alcune opere, per continuare ad adottare l’originario metodo della percentuale di completamento – e può essere modificato esclusivamente in casi eccezionali: al ricorrere di tale ipotesi, deve essere fornita un’adeguata informativa nella nota integrativa, compresi i motivi del cambiamento, l’effetto sul risultato economico dell’esercizio e sul patrimonio netto, nonché l’indicazione degli elementi utili per garantire la comparabilità del bilancio con quello dell’esercizio precedente.

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