Bilancio 2015 e perdite su crediti di importo rilevante

L’art. 2426, n. 8), c.c. stabilisce che i crediti devono essere iscritti in bilancio secondo il proprio valore di presumibile realizzazione, individuato sulla base dell’importo nominale, rettificato di presunte perdite di inesigibilità, accantonate nell’apposito fondo di svalutazione crediti. Le eventuali perdite devono essere imputate al conto economico dell’esercizio in cui si possono oggettivamente attendere, mediante l’iscrizione in bilancio dei seguenti costi: l’accantonamento al fondo svalutazione crediti (voce B)10)d) del conto economico), e la successiva rilevazione, nella voce B)14) ”Oneri diversi di gestione”, dell’importo che non trova capienza nel fondo svalutazione crediti, a seguito dell’effettivo verificarsi dell’inesigibilità, totale o parziale, del credito.
Nel caso in cui ciò comporti l’emersione di perdite per importi rilevanti, superiori al fondo svalutazione crediti, l’eccedenza – salvo quanto si dirà successivamente, con riferimento alle perdite su crediti da crisi dell’impresa debitrice – non dovrebbe mai costituire un onere straordinario, bensì un costo corrente: in base al principio contabile nazionale Oic 29, par. 52, non devono, infatti, essere considerati eventi od operazioni straordinari le perdite su crediti – anche se di rilevante entità – e la definizione di controversie, qualora di natura ricorrente o pertinenti all’ordinaria gestione dell’impresa. Tale dubbio, peraltro, si dovrebbe porre esclusivamente nel bilancio dell’esercizio 2015, in quanto dal periodo amministrativo iniziato lo scorso 1° gennaio 2016 non è più prevista l’area straordinaria del conto economico (artt. 6, co. 6, lett. g), e 12, co. 1, del D.Lgs. n. 139/2015).
La natura ordinaria della perdita su crediti in commento pare sostenuto anche dal principio contabile nazionale Oic 12, par. 38, in virtù del quale per considerare straordinario un componente di reddito non è sufficiente l’eccezionalità (a livello temporale) o l’anormalità (a livello quantitativo) dell’evento: è necessaria l’estraneità rispetto alla gestione ordinaria della fonte del provento o dell’onere. Il successivo par. 74 precisa, inoltre, che devono essere iscritte alla voce B)14) le perdite realizzate su crediti e, quindi, non derivanti da valutazioni: è il caso, ad esempio, delle perdite conseguenti al riconoscimento giudiziale di un minor importo rispetto a quello iscritto, oppure di quelle derivanti da cessioni di crediti, così come delle riduzioni di crediti iscritti in bilancio a seguito di transazioni”. In senso conforme, si esprime anche il successivo par. 84, secondo cui “le perdite realizzate su crediti (ad esempio derivanti da un minor riconoscimento giudiziale inferiore al valore del credito, da una transazione o da prescrizione), si classificano nella voce B)14), previo utilizzo dell’eventuale fondo svalutazione crediti”.
Tale impostazione, sicuramente valida per le perdite su crediti al di fuori della crisi dell’impresa debitrice, dovrebbe, tuttavia, essere rivista, in virtù di quanto previsto dal principio contabile nazionale Oic 6 – applicabile ad ogni forma “conservativa e non meramente liquidatoria” di ristrutturazione del debito, a prescindere dalla circostanza che siano disciplinate dal R.D. n. 267/1942 – secondo cui la riduzione delle passività comporta l’emersione, in capo al debitore, di un componente reddituale (“Utile da ristrutturazione”) da imputare a conto economico, alla voce E)20) “Proventi straordinari”: tali raccomandazioni, ancorchè dettate espressamente per il bilancio del debitore, possono essere coerentemente adottate anche dal creditore partecipante all’operazione di ristrutturazione del debito, come espressamente precisato dal medesimo standard nazionale.
In altri termini, sarebbe salvaguardato il principio di simmetria contabile tra il comportamento del debitore e quello dei creditori, con l’effetto che la natura straordinaria del componente reddituale conseguito dal debitore dovrebbe essere riconosciuta anche a quello corrispondente subito dai creditori: conseguentemente, in virtù dell’iscrizione dell’utile da ristrutturazione nell’area straordinaria del conto economico del debitore, ogni singolo creditore che ha subito la decurtazione del proprio diritto dovrebbe ritenersi legittimato ad iscrivere nella voce E)21) “Oneri straordinari” il relativo minor valore di realizzo, utilizzando, ad esempio, la voce “Perdite su crediti da ristrutturazione”.

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