Acconto Iva, soggetti obbligati e cause di esonero

L’art. 6 della Legge 29 dicembre 1990, n. 405 ha introdotto nel nostro ordinamento l’obbligo di pagamento di un acconto sull’IVA relativa all’ultimo periodo dell’anno (mese o trimestre), da effettuarsi entro il giorno 27 del mese di dicembre di ogni anno. Per il 2015, considerato che tale termine cade di domenica, l’adempimento deve essere assolto – visto l’art. 7, co. 1, lett. h), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70 – entro il 28 dicembre 2015. A questo proposito, si rammenta che tale scadenza rileva anche ai fini dell’applicazione dell’art. 10-ter del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, con riferimento all’omesso versamento dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno solare 2014: la disposizione in parola, così come modificata dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, con effetto a partire dal 22 ottobre 2015, stabilisce, infatti, che è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore ad euro 250.000 – e non più euro 50.000 – per ciascun periodo d’imposta.
L’importo dell’acconto da versare può essere determinato utilizzando il metodo storico o quello previsionale, oppure quello delle operazioni effettuate nel corrente mese o trimestre, a seconda della tipologia di contribuente, sino al 20 dicembre 2015: il soggetto passivo può, pertanto, scegliere il metodo più favorevole o di più agevole adozione. In ogni caso, l’acconto Iva non è dovuto se l’importo determinato dal contribuente è inferiore ad euro 103,29.
Il pagamento dell’ammontare così quantificato, da effettuarsi mediante modello di pagamento F24, non può formare oggetto di rateizzazione: in caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dell’acconto IVA, trova applicazione la sanzione amministrativa del 30% di quanto non versato. È comunque possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, mediante versamento dell’acconto dovuto, degli interessi legali e delle sanzioni ridotte, così come riformulate dal citato D.Lgs. n. 158/2015.
L’obbligo di versamento dell’acconto Iva ricade in capo a tutti i soggetti passivi d’imposta ai fini Iva, obbligati alla liquidazione periodica del tributo. In altri termini, l’assolvimento dell’adempimento riguarda i contribuenti che effettuano le liquidazioni e i versamenti dell’imposta:
·    mensili (art. 1 del D.P.R. 23 marzo 1998, n. 100);
·   trimestrali per natura (art. 74, co. 4, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633), indipendentemente dal volume d’affari realizzato nell’anno precedente. È il caso, ad esempio, degli autotrasportatori di cose per conto terzi iscritti nell’apposito Albo, degli esercenti impianti di distribuzione del carburante per uso di autotrazione, degli enti e delle imprese che prestano servizi al pubblico “con caratteri di uniformità, frequenza e diffusione tali da comportare l’addebito dei corrispettivi per periodi superiori al mese”;
·    trimestrali per opzione (art. 7 del D.P.R. 14 ottobre 1999, n. 542).
Vi sono, tuttavia, alcune ipotesi di esonero dall’obbligo di versamento dell’acconto – oltre a quella citata dei contribuenti che devono versare un acconto inferiore ad euro 103,29 – riguardanti:
·    i soggetti che, nel corso dell’anno 2015, hanno iniziato l’attività – poiché possono optare per il metodo più favorevole, ovvero quello storico, per il quale non esiste il dato dell’anno precedente – oppure l’hanno cessata e non sono tenuti ad effettuare alcuna liquidazione relativa al mese di dicembre (per i contribuenti mensili), o all’ultimo trimestre (per i contribuenti trimestrali), in quanto non hanno registrato nessuna operazione dopo l’inizio di tale mese o trimestre;
·   i contribuenti in regime agricolo di esonero di cui all’art. 34, co. 6, del D.P.R. n. 633/1972, e quelli che esercitano attività di intrattenimento ai sensi dell’art. 74, co. 6, del D.P.R. n. 633/1972;
·    le società e le associazioni sportive dilettantistiche e le associazioni in genere che applicano il regime forfetario di cui alla Legge 16 dicembre 1991, n. 398;
·    i contribuenti che applicano il regime forfetario previsto dall’art. 1, co. 54-89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190;
·    i contribuenti minimi di cui all’art. 27, co. 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, e quelli fuoriusciti dal regime ai sensi dei successivi co. 3-5;
·    i soggetti per i quali l’anno 2015 rappresenta il primo anno di applicazione del regime “ordinario” con l’effettuazione delle liquidazioni periodiche IVA (mensili o trimestrali), a seguito dell’uscita dal regime delle nuove iniziative produttive di cui all’art. 13 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (R.M. 23 dicembre 2004, n. 157/E):
·    i contribuenti che hanno effettuato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili ai fini Iva;
·    i contribuenti mensili che, nel mese di dicembre del 2014, hanno evidenziato un credito Iva;
·    i contribuenti trimestrali per natura, se dalla liquidazione relativa al quarto trimestre del 2014 risultava un credito Iva;
·    i contribuenti trimestrali per opzione, qualora la dichiarazione relativa all’anno 2014 esponga un credito Iva;
·   i soggetti che prevedono di chiudere l’ultima liquidazione (mensile o trimestrale) dell’anno 2015, oppure la dichiarazione annuale relativa al 2015, con un’eccedenza detraibile d’imposta.
 

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